Il miracolo eucaristico di Lanciano

Il reliquiario contenente il vino trasformatosi in sangue

Molte le testimonianze di fede e storia cristiana in Abruzzo: il Volto Santo di Manoppello, il Miracolo eucaristico di Lanciano, i santuari di san Gabriele dell’Addolorata e san Camillo de Lellis, il Percorso mariano del Vastese, la Perdonanza aquilana, la Scala Santa di Campli, e le numerose abbazie della Maiella.

Grazie anche all’inserimento da parte dell’Opera Romana Pellegrinaggi della Via Abruzzese nel suo catalogo di promozione del turismo religioso, questi luoghi richiamano ogni anno centinaia di migliaia di visitatori. Per promuovere a livello internazionale le mete del cammino abruzzese, il Comune di Lanciano, le amministrazioni comunali di Ortona, Sulmona, Orsogna, Manoppello, Bucchianico e Casalbordino, l'Unione dei Comuni Città della Frentania e Costa dei Trabocchi, la Comunità montana Valle Roveto insieme alle Province di Chieti, Pescara e Teramo, hanno costituito l’associazione temporanea di scopo "Culto e cultura in Abruzzo”.

Lanciano è sicuramente tra le mete più importanti del turismo religioso internazionale in quanto ospita quello che è universalmente riconosciuto come il primo miracolo eucaristico nella storia della cristianità: "Le reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano"

Avvenuto all’incirca nel 700, secondo alcuni dati storici, tra il 730 e il 750, non si hanno testimonianze scritte dell’evento fino al 1586. La scarsità di conferme documentarie antecedenti sulla storia e il culto delle reliquie è da attribuire a diversi ragioni, spesso concomitanti. In quegli anni l’oralità prevaleva sulla scrittura, e la precarietà delle situazioni sociali e storiche intorno all’anno 1000 ha portato all’incuria e alla distruzione di molte pergamene, perdute durante le guerre, i saccheggi, gli incendi e i terremoti.

Ben chiaro è comunque il contesto storico in cui avvenne il miracolo, tra il 730 e il 750, e molti i reperti archeologici che testimoniano la presenza dei bizantini all’epoca.

A seguito delle persecuzioni contro la Chiesa e le immagini sacre promosse dall’Imperatore Leone III in Oriente, inaspritesi proprio intorno al 725, molti monaci greci fuggirono in Italia. Tra di loro vi erano i discepoli di San Basilio (329-379), che giunsero numerosi a Lanciano. In un documento del 1631, si racconta della presenza di un monaco basiliano (bizantino) il quale “non ben fermo nella fede, letterato nelle scienze del mondo, ma ignorante in quelle di Dio, andava di giorno in giorno dubitando, se nell'ostia consacrata vi fosse il vero Corpo di Cristo e così nel vino vi fosse il vero Sangue” . Accadde così un giorno che durante la celebrazione dell’Eucarestia nella chiesa dei Santi Legoziano e Domiziano “pronunziate le parole della consacrazione sul pane e sul vino, all'improvviso, dinanzi ai suoi occhi vide il pane trasformarsi in Carne, il vino in Sangue” . Nello stesso documento si descrive allora la reazione del monaco al miracolo vissuto: “atterrito e confuso, stette gran pezzo come in una divina estasi trasportato; ma, finalmente, cedendo il timore allo spirituale contento, che gli riempiva l'anima, con viso giocondo ancorché di lacrime asperso, voltatosi alle circostanti, così disse: 'O felici assistenti ai quali il Benedetto Dio per confondere l'incredulità mia ha voluto svelarsi in questo santissimo Sacramento e rendersi visibile agli occhi vostri. Venite, fratelli, e mirate il nostro Dio fatto vicino a noi'” .

Nei secoli successivi, la chiesa in cui era avvenuto il miracolo, situata a due passi dalla Piazza del Plebiscito di Lanciano, passò dai basiliani ai benedettini (c. 1074), ed infine ai francescani nel 1252 che iniziarono la costruzione della nuova chiesa dedicata a S. Francesco, sopra a quella esistente.

Quando nel 1809 Napoleone I soppresse gli ordini religiosi, i frati francescani furono costretti a fuggire e riebbero la loro chiesa solo nel giugno 1953.

Nonostante queste vicissitudini - e il tentativo presto fallito di un frate minore, Giovanni Antonio di Mastro Renzo che nel 1566 tentò di trasferire le reliquie in un posto più sicuro per difenderle dai Turchi - sin dal verificarsi del miracolo, le reliquie furono conservate e protette sull’altare della chiesa conventuale, posto in un vaso di cristallo, nascosto all’interno di un armadio, chiuso con quattro chiavi.

A partire dal 1920 le reliquie sono state esposte sull'altare della basilica di San Francesco in un artistico reliquiario che comprende un ostensorio, che contiene l'ostia di carne, ed un calice di cristallo, che contiene i cinque grumi di sangue rappreso. Il foro centrale presente nell’ostia, pare si sia formato quando la carne, seccandosi, si ritirò, e non potendo restringersi poiché era stata inchiodata su una tavoletta (lo testimoniano i forellini dei chiodi, tuttora visibili), si lacerò nel mezzo.

Il santuario del miracolo eucaristico di Lanciano comprende oggi la basilica di San Francesco al livello superiore, la chiesa di San Legonziano al livello inferiore, ed altri ambienti, tra i quali una sala con un ciclo di affreschi quattrocenteschi ispirati al Giudizio universale, un museo dedicato al miracolo eucaristico ed una libreria gestita dai frati.
Inoltre un passaggio sotterraneo mette in comunicazione con le gallerie degli scavi archeologici che hanno messo in luce i resti della Lanciano romana.

L’analisi e la conferma scientifica del miracolo
Diversi documenti attestano a partire dal secolo XVI, la venerazione resa alle "reliquie" e l'uso che si aveva di portarle in processione in momenti di necessità gravi e urgenti.
Nei secoli, l’autorità Ecclesiastica ha disposto diverse analisi storiche e giuridiche per verificare l’autenticità del miracolo.
La prima ricognizione è dell’Arcivescovo Gaspare Rodriguez che nel 1574, fu testimone di un fatto eccezionale mai più verificatosi: pesando i cinque grumi di sangue singolarmente, o tutti insieme, o a gruppi di due, tre o quattro, si ottenne sempre lo stesso peso. Il fatto fu considerato un'ulteriore conferma del miracolo eucaristico e riportato, tra l'altro, in un'epigrafe collocata nella basilica nel 1636, tuttora esistente e visibile sul lato destro della Cappella Valsecca.
Il presunto prodigio, tuttavia, non si è più ripetuto nelle successive ricognizioni che avvennero nel 1637, 1770, 1866, e 1970.
Il peso attuale complessivo di grumi è di g. 16,505, quello di ciascuno di essi è di g. 8; di g. 2,45; di g. 2,85; di g. 2,05 e di g. 1,15, a cui si sommano mg. 5 di polvere di sangue.

Autorizzati dalla Chiesa, e su richiesta dell’arcivescovo di Lanciano Monsignor Perantoni, e del ministro provinciale dei Conventuali in Abruzzo, i Francescani decisero nel 1970 e successivamente nel 1981 di procedere ad un esame scientifico delle reliquie, compito che fu affidato al professor Edoardo Linoli - docente di anatomia patologica, istologia, chimica e microscopia clinica all’ospedale di Arezzo - con la collaborazione del prof. Ruggero Bertelli dell’Università di Siena. I risultati dei prelievi e delle analisi in laboratorio sull’ostia ed i grumi “miracolosi” furono davvero straordinari: di vera carne umana (proveniente dallo strato muscolare miocardico) si compone l’ostia, così come di vero sangue umano sono i grumi, entrambi del gruppo AB.
L’esame immunologico ha attestato la provenienza umana delle reliquie, ed il gruppo sanguigno, sebbene non sia possibile determinarne la provenienza dalla stessa persona o da due persone, entrambe con gruppo AB.
Le proteine contenute nel sangue sono inoltre incredibilmente pari a quelle contenute nel sangue fresco, sebbene non sia stata riscontrata la presenza di sali o sostanze conservatrici come quelle utilizzate per la mummificazione per esempio.

Secondo il prof. Linoli, l’ipotesi di un “falso” riprodotto nei secoli è altresì da scartare per due ragioni: l’accuratezza del “taglio” del tessuto miocardico - un "taglio" uniforme di un viscere incavato e tangenziale alla superficie di questo viscere, come si vede dal corso prevalentemente longitudinale dei fasci delle fibre muscolari - potrebbe essere stato eseguito solo da un esperto in dissezione anatomica; e più ancora, se il sangue fosse stato semplicemente prelevato da un cadavere, sarebbe sicuramente andato presto incontro a putrefazione e deliquescenza.

Nel 1973, l’O.M.S./O.N.U. - il Consiglio superiore dell'Organizzazione mondiale della Sanità – volle verificare attraverso una propria commissione scientifica i risultati di Linoli.

Dopo 15 mesi di lavoro, e un totale di 500 esami, le ricerche portarono alle medesime conclusioni, ovvero l’impossibilità di spiegare in maniera scientifica il fenomeno.

Per l’esattezza, ciò che è risultato inspiegabile è lo stato di conservazione delle reliquie in considerazione del fatto che - in più di dodici secoli - sono state esposte all’aria e alla luce nei reliquari in vetro e quindi al facile insorgere di parassiti, che non si sono invece sviluppati se pur nella totale assenza di sostanze conservanti, antisettiche, antifermentative e mummificanti. Allo stesso modo, risulta inspiegabile come le reazioni chimiche osservate sul frammento di carne siano paragonabili a quelle di un tessuto vivente.

Le reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano
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Commenti

miracolo eucaristico

Ma se fosse vero che conservate questa reliquia si potrebbe clonare Cristo?

la prima ricognizione è del 1970

Cara Teresa,
scusami per il ritardo nella risposta. La prima ricognizione del prof. Linoli è del 1970, come certifica un documento del 18 novembre 1970, che puoi leggere a questo link: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Eucharistic_Miracle_of_Lanciano_-_public_documentation_-_ricognizione_scientifica_-_18_novembre_1970.JPG

Ne seguì una seconda, con relativo verbale del 4 marzo 1971, e una terza, nel 1981 con una sostanziale concordanza dei risultati.
Spero di aver soddisfatto la tua richiesta.
A presto!

miracolo eucaristico

vorrei sapere se la data degli esami dell'OMS è a973 o 1983, perchè è impossibile che volessero certificare i risultati di Linoli se questo fece gli esami il 1981.
Grazie.
Teresa Trancoso